Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori ed inviare pubblicità. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. +Info

BULLI SI NASCE O SI DIVENTA? I SEGNALI A CUI PRESTARE ATTENZIONE


Il bullismo è un fenomeno sempre più diffuso e sempre più spesso al centro di fatti di cronaca.
Il termine bullismo è la traduzione italiana dall´inglese "bullying".
ll fenomeno riguarda bambini e ragazzi di entrambi i sessi dalla scuola primaria alle superiori, pur se con forme diverse.

Il fatto che  non esista un segno di riconoscimento inequivocabile del bullismo che aiuti i genitori a capire se il proprio figlio ne è una vittima , genera molta confusione tra bullismo e normali conflitti fra coetanei.
Litigi e violenza, infatti, non sono la stessa cosa e possono diventare delle etichette pericolose se attribuite senza cognizione di causa.

Bulli si nasce o si diventa? I segnali a cui prestare attenzione


Negli ultimi anni il discorso sull’educazione dei bambini è filtrato dal fenomeno del bullismo che, in breve, è diventato un concetto astratto che abbraccia ogni sorta di comportamento infantile negativo: dagli episodi di vandalismo, all’incontinenza emotiva fino alla semplice prepotenza.

Si parla di bullismo quando si ha un comportamento vessatorio verso un soggetto più debole ma tale comportamento deve essere dannoso, intenzionale e deve durare nel tempo.
Senza queste tre caratteristiche non possiamo parlare di bullismo.

Il bullo attacca la persona e la umilia; non riesce a distinguere la persona dal problema concreto.
Reagisce brutalmente e con tempestività, senza valutare la situazione. Non riesce a riflettere, a comunicare e non ha capacità di autoanalisi. E’ incapace di scoltarsi e ascoltare gli altri.
Vuole prevalere e vincere a tutti i costi senza scendere a compromessi e trovare soluzioni che soddisfino gli interessi comuni.
Il bullo è incapace di riconoscere e gestire le proprie emozioni, le fa esplodere senza elaborarle, senza mettere un filtro.

E’ possibile che un comportamento negativo messo in atto da un bambino di 4-5 anni possa avere queste tre caratteristiche? 
La risposta è no.

Sicuramente un bambino può fare del male ad un suo coetaneo ( a volte creare anche un danno permanente) ma è escluso che lo faccia con intenzionalità.
Anche se possono provocare danni permanenti, si tratta di incidenti e non di azioni violente.
Un bambino, fino ai 6 anni, non ha le competenze mentali per essere un bullo.

Quindi bulli non si nasce ma si diventa!
L’ eccesso di protezione che spinge l’adulto ad intervenire e a mettere fine ad un litigio tra bambini, è controproducente.
Gli adulti temono che un litigio degeneri in un’azione pericolosa ma questa convinzione non trova riscontro nella realtà.
I bambini devono litigare perché è solo attraverso il conflitto che si sconfigge la violenza.
E’ nel confronto, spesso difficile, con i coetanei che i bambini imparano a conoscere e conoscersi e a gestire la propria aggressività che nasce proprio da una incapacità di gestire le emozioni e prevenire episodi di violenza.


Data pubblicazione : 30/06/2018 Autore : Claudia Liberti