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L’AMORE VISSUTO COME “DROGA”: I DANNI CAUSATI DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

L’amore vissuto come “droga”: i danni causati dalla dipendenza affettiva


Cara “D”,
mi chiamo Luciana, ho 33 anni e una relazione stabile da 2 con un uomo di cui sono molto innamorata e con cui penso di progettare un futuro insieme.

E’ la mia terza storia importante, le due precedenti sono finite per gli stessi identici motivi per i quali io e il mio attuale compagno non facciamo che litigare nell’ultimo periodo: la mia ossessiva gelosia e il mio vivere l’amore come una sorta di dipendenza dall’altro.

Quando amo mi annullo completamente e quando non sono in compagnia del mio partner mi assale un senso di smarrimento così forte da stare male anche fisicamente.
Spesso mi è capitato di avere forti  dolori al petto al pensiero che il mio compagno possa stare meglio senza di me e, ogni volta che lo vedo di cattivo umore o pensieroso, sospetto che ci sia un’altra e che voglia lasciarmi.

Mi piace essere una sorta di geisha per il mio uomo, accontentarlo in tutto e vederlo fiero di me.  Farei di tutto per farmi amare e la mia devozione totale, inizialmente, viene accettata molto positivamente .

L’amore vissuto come “droga”: i danni causati dalla dipendenza affettiva
Con il tempo, però, la  mia gelosia diventa ossessiva: ho bisogno di controllare il telefono del mio compagno, squadrarlo da capo a piedi quando rientra a casa la sera, perquisire i suoi vestiti mentre è sotto la doccia, fargli più volte la stessa domanda per vedere se ripete  la stessa versione…. Tutto questo per cercare prove che dimostrino che abbia un´altra o mi nasconda qualcosa.

Dopo aver esercitato questo controllo ossessivo sono pervasa da un forte senso di colpa, ma non riesco a farne a meno,  è come se fossi sotto l’effetto di una droga.
Ecco che iniziano i litigi, le discussioni animate che portano puntualmente alla fine della relazione.

A differenza dei miei ex, che mi hanno lasciata senza possibilità di appello e dandomi della pazza, il mio compagno attuale sta cercando di aiutarmi,ma è esasperato da questa situazione.
Gli ho giurato più volte che avrei smesso di comportarmi così ma, dopo un paio di giorni di calma apparente, i miei comportamenti ossessivi tornano a perseguitarmi.
Ha detto che mi ama ancora ma che è disposto a rimanere solo se accetto di farmi aiutare da uno specialista perché il mio modo di concepire l’amore è malato e nemmeno tutto il bene del mondo può guarirlo.

E’ così, vero? Il mio modo di amare è sbagliato? Posso davvero guarire con una terapia mirata? Non voglio perdere l’uomo che amo ma ho paura di iniziare un percorso terapeutico che non so dove mi porterà
Cosa devo fare?

Luciana


 

 
Cara Luciana,
il tuo compagno ha ragione: dalle tue parole emerge chiaramente che soffri di dipendenza affettiva.

La devozione totale, la gelosia immotivata e la paura dell’abbandono sono tutti segni evidenti di una “love addiction” di cui soffre chi ha bisogno sempre di conferme e rassicurazioni per colmare un vuoto interiore che dovrebbe essere ascoltato invece che soffocato come fai tu.

Le persone come te, donne soprattutto, credono che se lo debbano meritare di essere amate e si annullano completamente nell’altro compiacendolo ed accontentandolo in tutto.
Con il passare del tempo, però, la persona affetta da dipendenza affettiva  inizia a proiettare sull’altro la propria felicità e questo porta ad accollargli colpe che non ha e a perseguitarlo con il controllo limitandone la libertà e gli spazi di movimemnto.

Alla base di questo comportamento c’è la  paura dell’abbandono che spesso ha origine nell’infanzia, in una carenza affettiva da parte dei genitori.
Hanno più possibilità di diventare dei dipendenti affettivi i bravi bambini ubbidienti  e gli   adolescenti che non hanno mai fatto una bravata  solo per paura di essere abbandonati.
I dipendenti affettivi hanno un atteggiamento negativo verso se stessi, sono convinti  di non valere niente e  vivono nel terrore dell’ abbandono se si sentono rifiutati o trattati male.

Essere una brava compagna solo per non essere abbandonata non vuol dure amare, Luciana. Un uomo ama una donna per quello che è con i suoi No, i suoi “Non mi piace”, i suoi difetti e la propria personalità. Se l’amore poi finisce, pazienza! Si va avanti con un bel cerotto sul cuore ma con la consapevolezza di aver vissuto un sentimento fino in fondo.

Credo che il tuo compagno ti ami davvero e credo che anche tu sia arrivata alla consapevolezza  di avere un problema.
Scoperchia il vaso di Pandora e non avere paura di affrontare le paure infantili. 
Il percorso non sarà facile ma quando riuscirai a vivere una  storia d’amore piena, capirai che ne è valsa la pena!

In bocca al lupo!

“D”


“Cara D” è la posta del cuore di Donnesì.
Ogni settimana ospiteremo i tuoi dubbi, paure, curiosità.
Se hai voglia di condividere un tuo problema o una situazione che stai vivendo per un confronto o uno scambio di opinioni scrivi a cara.d@donnesi.com


Data pubblicazione : 08/10/2017 Autore : Cara D.