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LA PAURA DEL CONTATTO FISICO NON È SEMPLICE TIMIDEZZA MA UNA VERA FOBIA. LA STORIA DI MARTA

La paura del contatto fisico non è semplice timidezza ma una vera fobia. La storia di Marta


Cara “D”,
mi chiamo Marta, ho 28 anni, e ti scrivo per un problema che mi affligge da anni e che non sono mai riuscita ad affrontare.

Vivo molto male il contatto fisiso con gli altri, praticamente da sempre.  A lungo ho  creduto che dipendesse dalla mia eccessiva timidezza ma, con il passare degli anni, il disagio è diventato sempre più evidente.

Appena qualcuno mi tocca ( parlo anche di una semplice mano sulla spalla) vengo assalita da attacchi di panico, tachicardia e sudore freddo. Vado completamente nel pallone e perdo il contatto con la realtà.

Analizzando la mia vita credo che l’origine del mio disagio vada ricercata nell’infanzia.
I miei sono diventati genitori in età matura (non ho ancora 30 anni e i miei hanno già compiuto 70 anni) e, oltre ad essere stati autoritari, non sono mai stati molto espansivi.
Non mi hanno mai fatto mancare niente ma coccole e abbracci si contavano sulle dita
di una mano.

    La paura del contatto fisico non è semplice timidezza ma una vera fobia. La storia di Marta

Ho iniziato ad andare a scuola direttamente alle elementari. Sono figlia unica e non ero mai stata a contatto con altri bambini prima di allora.  E´ alle medie, però, che il mio disagio ha iniziato a manifestarsi in modo evidente.
Gli altri mi stavano alla larga e molti mi davano della matta. Puoi immaginare l´impatto che quei commenti e  quelle risatine dietro le spalle hanno avuto sulla mia autostima ( già molto bassa).

Ricordo ancora oggi il giorno in cui all’uscita di scuola vidi una compagna di scuola abbracciare la mamma cosi forte da farla cadere a terra. Ridevano e si rotolavano nel prato.
Non credo di essere stata abbracciata né di aver mai abbracciato qualcuno così forte da non riuscire a respirare. Mi è mancato tutto questo, l’ho capito ora che sono diventata una donna.

Non ho mai avuto il coraggio di chiedere aiuto ai miei genitori: si accorgevano della mia estrema solitudine e del grande disagio che avevo ma lo hanno sempre ignorato.
Appartengono ad una generazione per cui  i problemi sono altri e poi  erano costantemente alle prese con i loro acciacchi e malattie.

Ho capito di voler affrontare il mio problema quando quattro mesi fa sono stata lasciata da un uomo che amavo tantissimo, dopo un anno e mezzo di relazione.
Come puoi immaginare, si può amare alla follia una persona ma vederla stare male ogni volta che la tocchi e non riuscire ad avere un rapporto intimo con lei non deve essere piacevole.

Ho iniziato a colmare il vuoto della sua assenza con il cibo e la situazione è peggiorata.
Sono ingrassata tantissimo.
Voglio guardare in faccia il mio problema  e riuscire a combatterlo. Voglio riconquistare il mio compagno e le poche amiche vere che, nel tempo, hanno smesso di cercarmi.

Vorrei rivolgermi ad uno specialista, credo sia questo il primo passo da compiere.
Ruscirò a risolvere il mio disagio e riconquistare il mio amore?

Grazie per l’attenzione “D”

Marta

 

 Cara Marta,

il tuo è un disagio reale e si chiama afefobia.
Viene spesso scambiata per eccessiva timidezza ma invece la paura del contatto fisico (sia dato che ricevuto) è un disturbo che condiziona in modo permanente le relazioni con gli altri.
Nella maggior parte dei casi questa fobia riguarda la sfera sessuale e si manifesta solo con persone del sesso opposto.
La tua,  invece, è una forma generalizzata perché la paura del contatto fisico riguarda  tutte le persone, sia quelle conosciute che quelle estranee.
Quando gli altri superano la distanza di sicurezza che gli abbiamo imposto, ci sentiamo senza protezione come se fossimo nudi e violati nella nostra intimità. I sintomi che manifesti sono del tutto compatibili con quanto detto.

Hai ragione quando scrivi che le origini vanno ricercate nell’infanzia: il più delle volte questa fobia si sviluppa nei bambini a cui è mancato l’affetto dei genitori per cause di forza maggiore (come morte o malattia) ma anche per assenza o per carattere.
L’età dei tuoi genitori ha sicuramente limitato il contatto fisico tra voi.
L’immagine  della tua compagna che gioca con la mamma rotolandosi per terra , ancora così viva nonostante siano passati anni, è la prova di quanto il tuo disagio sia radicato e profondo.

Se i tuoi genitori avessero affrontato in tempo la situazione, forse  il disagio non sarebbe sfociato in una vera  fobia. Ma adesso, Marta, hai la motivazione giusta per affrontare i tuoi demoni e riconquistare l’uomo di cui sei innamorata.
L’amore ti ha fatto scattare la molla per reagire, quella che ti è mancata negli anni precedenti.

Per fronteggiare questo disagio è necessario l’aiuto di un terapeuta. Il percorso è lungo e
consiste nell´esporre il paziente in maniera graduale e controllata alla sua paura per aiutarlo a razionalizzarla.
In parallelo al percorso di analisi, ti consiglio di praticare uno sport. Ti  aiuterà a  buttare quei chili di troppo che hanno accentuato il tuo malessere ma soprattutto ti farà sentire rigenerata e piena di forze!
 
Hai tutte le carte in regola per vincere la tua battaglia!
In bocca al  lupo, Marta!
“D”


“Cara D” è la posta del cuore di Donnesì.
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Data pubblicazione : 23/07/2017 Autore : Cara D. Video visto: volte